119) Chomsky. Sulla logica di Port-Royal.
Coloro che verso la met del `600 si rifugiarono a Port-Royal
insieme a Pascal, in particolare Arnauld e Nicole, pubblicarono un
trattato di logica e uno di grammatica. A quest'ultimo, che valuta
molto positivamente, Chomsky afferma di ispirarsi.
N. Chomsky, Alcune costanti della linguistica, traduzione italiana
di L. Del Grosso Destreri, in I problemi attuali della
linguistica, Bompiani, Milano, 1968, pagine 18-22.

 Intendo parlare di una determinata corrente di pensiero del
diciassettesimo e diciottesimo secolo e delle conseguenti
grammatiche universali o filosofiche: esse derivano da una
certa filosofia dello spirito, di origine essenzialmente
cartesiana.
Esattamente come per le ricerche contemporanee sulla grammatica
generativa, la grammatica universale dei filosofi di Port-Royal
sorse soprattutto da una reazione contro l'atteggiamento
strettamente descrittivo, secondo il quale la descrizione
linguistica avrebbe come unico oggetto i dati del linguaggio
attualizzato. In tal caso la linguistica si limiterebbe a fornire
una ordinata presentazione di tale oggetto. Al contrario, la
celebre Grammaire gnrale et raisonne di Port-Royal rappresenta
essenzialmente un tentativo di convertire lo studio del linguaggio
in una specie di filosofia naturale, in contrasto con coloro
che, come Vaugelas, non vi vedevano altro che una specie di storia
naturale. La grammatica di Port-Royal si preoccupa quindi non solo
di registrare e di descrivere l'uso, ma anche di spiegarlo. Per
spiegare i fenomeni linguistici  necessario stabilire i principi
generali da cui essi derivano. La grammatica, dunque, dev'essere
generale e ragionata a un tempo. Tali principi generali
costituiscono di fatto una ipotesi, empiricamente verificabile,
sulla classe dei linguaggi umani possibili. La verifica
dell'ipotesi pu esser fatta in due modi: da un lato, dimostrando
che essa  compatibile con la diversit delle lingue umane;
dall'altro, dimostrando che essa  abbastanza efficace da render
conto dei fenomeni particolari. Tale ricerca di una grammatica
universale fu condotta con la preoccupazione di apportare una
prova dimostrativa dell'uno e dell'altro punto ma, beninteso, nei
limiti delle conoscenze disponibili a quell'epoca e delle tecniche
allora praticate. Nel corso di tali studi, i grammatici del tempo
misero in evidenza un certo numero di proposte precise, relative
alla struttura del linguaggio e all'uso che ne vien fatto. Si
ritiene generalmente che queste proposte siano state confutate, o
che il successivo sviluppo della linguistica abbia messo in luce
la loro mancanza di portata pratica. Ch'io sappia, ci non 
affatto vero. O meglio, esse sono semplicemente cadute in
dimenticanza, in quanto l'attenzione dei linguisti si  rivolta ad
altri oggetti e in quanto, in modo particolare nella generazione
che ci ha immediatamente preceduti, il campo della linguistica
generale si  ridotto al punto di escludere i problemi che
interessavano i promotori della grammatica universale, perlomeno
in linea di principio.
La grammatica di Port-Royal stabilisce una distinzione tra ci che
volentieri chiameremmo la struttura superficiale di una frase e
la sua struttura profonda. La prima concerne la organizzazione
della frase in quanto fenomeno fisico. La seconda interessa il
sostrato strutturale astratto che ne determina il contenuto
semantico, e che  presente allo spirito allorch la frase viene
emessa o percepita. In tal modo, la struttura superficiale della
frase tipo Dio invisibile ha creato il mondo visibile ci indica
che abbiamo a che fare con una forma del tipo soggetto-predicato,
con un soggetto complesso e un predicato anch'esso formato da pi
termini. La sua struttura profonda rivela invece un sistema di tre
giudizi, e precisamente: che Dio ha creato il mondo (proposizione
principale), che Dio  invisibile e che il mondo  visibile
(proposizioni incidentali alla proposizione principale). La
struttura intima, il sostrato, che racchiude il contenuto
semantico,  dunque un sistema di tre proposizioni, sistema che 
presente alla mente quando la frase reale viene emessa e compresa.
Ognuna delle tre proposizioni elementari che compongono il
sostrato , come la struttura superficiale della frase completa,
del tipo soggetto-predicato. Una struttura profonda che comporti
un certo numero di proposizioni elementari, organizzate secondo
determinati rapporti in vista di un determinato senso, 
convertibile in una struttura superficiale mediante una serie di
operazioni formali che possiamo chiamare trasformazioni
grammaticali. Nel caso particolare esemplificato sopra, queste
trasformazioni comprenderebbero una operazione di relativizzazione
(la quale, applicata separatamente alla struttura profonda in
questione, d: Dio che  invisibile ha creato il mondo che 
visibile) e una seconda operazione, facoltativa, per eliminare
che  e (in alcuni casi) procedere all'inversione del nome e
dell'aggettivo. In maniera analoga, si dimostrer come una frase
quale scio malum esse fugiendum abbia per base un sostrato che
contiene la proposizione incidentale malum est fugiendum; le
costruzioni infinitive hanno con il verbo la stessa relazione che
le proposizioni relative hanno con il nome.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 74-75.
